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SEZIONE 1 – IL QUADRO AMBIENTALE
Anna Paganoni «Dalla geologia una risorsa per il turismo culturale in Val San Martino» Si osserva un interesse sempre più crescente per la geoconservazione e il geoturismo. In Val San Martino, la geologia può suggerire chiavi di lettura inedite per l’analisi del territorio. Ad esempio, le testimonianze del limite geologico fra il Triassico Superiore e il Giurassico; o i bacini lacustri fossili sparsi in tutta la Valle da Erve a Pontida; o i livelli paleontologici con pesci fossili di Colle di Sogno, unici al mondo.
Maurizio Boriani, Alberta Cazzani, Mariacristina Giambruno «L’Ecomuseo della Valle San Martino: un progetto per la valorizzazione del patrimonio architettonico e del paesaggio della Valle» Superata la vecchia concezione che vedeva il patrimonio culturale limitato ai singoli monumenti, l’ecomuseo si rivolge a tutte le tracce lasciate dall’uomo e dal tempo sul territorio. Vero e proprio museo diffuso del territorio, l’ecomuseo costituisce uno specchio in cui la comunità può riflettersi, riconoscersi e programmare il futuro. Inizialmente costituito di 41 beni (ai quali se ne sono aggiunti altri recentemente grazie all’ampliamento sul versante bergamasco della Valle), l’Ecomuseo della Valle San Martino presenta diversi tematismi: le aree di interesse naturalistico, il paesaggio agrario storico, i complessi ed edifici religiosi, i nuclei storici, le testimonianze di archeologia industriale.
Giorgio Rota «Giardini di delizia e decoro a Caprino Bergamasco» I giardini di delizia e decoro a Caprino Bergamasco, occultati da una cortina di palazzi secolari, oltre la soglia appaiono in tutto il loro splendore quali testimonianze pregevoli del patrimonio storico ed ambientale. Essi traggono origine dalla volontà – da parte della nobiltà e borghesia locale che aveva legato la propria fortuna economica alla proprietà terriera e all’industria serica – di porre un vero e proprio sigillo di prestigio e di potere economico sul territorio. Fra i giardini citati, spicca quello di palazzo Vimercati-Sozzi.
Gianbattista Rivellini «Il Museo di Scienze naturali del Collegio Convitto di Celana» Fondato da San Carlo Borromeo nel 1579, il Collegio Convitto di Celana ospita attualmente il Museo di Scienze naturali. Riordinato e recentemente riallestito con criteri di fine Ottocento, utilizzando teche ed arredi orginari dell’epoca con l’intento di ricostruire l’ambiente di un secolo fa che ispirò don Enrico Caffi e don Bernardino Gavazzeni, il museo annovera circa 300 mq. di esposizione. Fra i reperti conservati, spicca l’orso catturato a Primaluna nel 1886 (simbolo del museo). Ma si osservano collezioni di botanica, di minerali e fossili di provenienza orobica, ornitofauna, mammiferi esotici ed europei.
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SEZIONE 2 – FRAMMENTI DI STORIA
Gabriele Medolago «Fonti, metodi e temi della ricerca sulla Val San Martino» La prima parte del contributo percorre una rapida ricognizione delle principali fonti, conservate nei diversi archivi sia in loco sia in altri luoghi (Bergamo, Milano, Venezia, etc.), con lo scopo di accennare anche ad archivi o fondi poco conosciuti e a percorsi di ricerca non comunemente effettuati. Segue poi un excursus sulla bibliografia e sulle ricerche edite, recenti e meno recenti. La seconda parte si concentra invece sulla metodologia della ricerca storica. Il saggio si conclude con una nutrita serie di appunti bibliografici sulla Valle San Martino dal secolo XVIII ad oggi.
Giovanni Spinelli «Culti santorali nella Valle San Martino fino al secolo XIII (in margine al "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani")» Essendo stata divisa per secoli tra le due pievi ambrosiane di Brivio e di Garlate, la Val San Martino fu priva di un suo vero e proprio centro religioso e quindi non è connotata dalla presenza di dedicazioni esplicitamente caratterizzanti. La mancanza di centri plebani spiega anche l’assenza, fino al secolo XIII, di intitolazioni significative a Santa Maria e al Battista, che solitamente distinguevano le chiese che erano a capo pieve. Prevalgono però le tradizionali intitolazioni agli apostoli ed ai martiri più antichi e popolari, alcuni dei quali rivelano l’origine bizantina. Significativa l’antica intitolazione a San Gregorio, probabile spia di un insediamento longobardo.
Fabio Bonaiti «Archeologia in Valle San Martino: testimonianze di età antica e medievale» Il saggio si presenta quale inventario inedito dei ritrovamenti archeologici effettuati nell’intera Valle San Martino dal secolo XIX ad oggi, redatto grazie alle informazioni desunte dalle cronache di ieri, dalle segnalazioni orali e dalle più recenti pubblicazioni del settore (carte archeologiche, notiziari della Soprintendenza). Le schede sono state ripartite in tre sezioni: età preromana, età romana ed età medievale. Vengono altresì descritte la ricognizione di superficie effettuata nel corso del triennio 1995-1998 in alta Val San Martino e le più recenti campagne di scavo effettuate presso il Monte Santa Margherita e la chiesa del convento di Santa Maria del Lavello.
Angelo Rusconi «Musica e liturgia dei Servi di Maria a San Gottardo di Bergamo e a Santa Maria del Lavello» Fin dagli inizi, il Santuario del Lavello fu officiato dai Servi di Maria del convento di S. Gottardo a Bergamo. Il ritrovamento di un Antifonario di San Gottardo permette oggi di farsi un’idea del modello di liturgia e canto che veniva proposto alla comunità. Scritto nella seconda metà del Quattrocento, l’Antifonario, accanto al repertorio gregoriano classico, contiene canti rari o non conosciuti attualmente da alcuna altra fonte, adattamenti locali di testi preesistenti e brani legati alla speciale devozione mariana che caratterizza l’Ordine. Nel complesso, il codice riflette una pratica liturgico musicale viva, in equilibrio dinamico fra tradizione e rinnovamento, inserita in circuiti culturali di respiro europeo.
Gian Luigi Daccò «Unità territoriale del medio corso dell’Adda nell’Alto Medioevo» Recenti studi di carattere storico ed archeologico hanno delineato come il medio corso dell’Adda, sin dall’epoca tardo-antica tra V e VI secolo, con i suoi insediamenti fortificati posti a difesa della città di Milano a nord (Monte di Brianza, Madonna della Rocchetta, Monte Barro) e le sue tre pievi di Garlate, Brivio e Pontirolo, costituiva un unicum interconnesso con il sistema del Lario, destinato a perdurare ancora nel secolo XII. E la Valle San Martino era parte integrante di questo sistema.
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SEZIONE 3 – LE PAROLE, LE ARTI, I LAVORI
Albert Bagno «Burattini e burattinai in Valle San Martino» L’intervento affronta ed analizza la presenza dei burattinai e dei burattini nella Valle San Martino. Colloca e ricolloca la piccola vicenda “burattinesca” della Valle in un tessuto storico più complesso ed articolato che è quello del ruolo e della storia dei burattinai nella cultura bergamasca e lombarda. Grazie al dipinto di “Piazza Regazzoni”, si ha un’importante testimonianza iconografica sulla presenza dei burattinai a Calolzio sin dal secolo XVIII. I burattinai in valle sono stati e sono almeno una decina (ricordiamo Giuseppe Losa, Fioro Losa, Giorgio Milesi, Beniamino Milesi e Isidoro Rota. A dimostrazione della presenza dei burattini in Valle, sono ancora presenti anche diverse mute di burattini, come quella di Erve. La ricerca si conclude con l’identificazione dei luoghi dove avevano luogo, nei vari Comuni le rappresentazioni.
Giovanni Mimmo Boninelli «Rosa, Tiraboschi, Gaffuri: le indagini etnografiche in Val San Martino nel secondo Ottocento» Nella seconda metà dell’Ottocento il mondo popolare di Valle San Martino è indagato da tre ricercatori: Gabriele Rosa (1812-1897) uomo politico del Risorgimento italiano, scrittore, studioso di linguistica e tradizioni popolari; Antonio Tiraboschi (1838-1883) storico, linguista e folklorista; Paolo Gaffuri (1849-1931) ideatore e fondatore dell’Istituto Italiano d’Arti Grafiche che, negli anni giovanili, si occupa di folklore bergamasco raccogliendo circa un migliaio di canti e documenti dell’espressività popolare di fine secolo. Il lavoro effettuato dai tre studiosi fornisce al ricercatore contemporaneo un quadro demologico di un’area di “confine” del territorio bergamasco di assoluto valore scientifico. La ricca documentazione raccolta si compone di oltre un centinaio di lezioni, distribuite tra i seguenti filoni: canti popolari (58 documenti); indovinelli (55); giochi fanciulleschi (9); proverbi (5); storie e narrazioni (5); usi e tradizioni (17).
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SEZIONE 4 – STORIE DI CARTA
Gian Luca Baio «“Se son prose fioriranno”: la Valle San Martino nella letteratura ottocentesca» Verso la fine dell’agosto 1630, lasciato Bortolo Castagneri «andava Renzo verso casa sua, sotto un bel cielo e per un bel paese» (I promessi sposi, cap. XXXIII) e se fuggito dal Ducato di Milano, Renzo Tramaglino si era rifugiato dopo il passaggio dell’Adda ad Almenno San Bartolomeo presso appunto il cugino, è chiaro che quel “bel cielo” e quel “bel paese” non possono che identificarsi con il territorio della Valle San Martino, attraversata dalla strada, oggi come un tempo, che conduceva da Bergamo a Lecco. Partendo da questo tenue e da altri più espliciti riferimenti alla Valle nell’opera di Alessandro Manzoni, il saggio guarda alla storia letteraria di questa porzione di territorio lombardo da un’angolazione finora poco praticata: rintracciare cioè quegli autori che nell’ambito della narrativa ottocentesca hanno tratto da questi luoghi ispirazione per ambientarvi parte delle loro narrazioni.
Mariasilvia Cortelazzi «L’Archivio storico del Comune di Calolziocorte» Il Comune di Calolziocorte ha promosso nel 2002 i lavori di riordino e inventariazione dei fondi documentari dell’archivio storico, conservati presso i depositi del Palazzo comunale. Il lavoro ha portato alla costituzione della Sezione dell’Archivio storico del Comune di Calolziocorte, ricca di 14 fondi documentari le cui carte coprono un arco cronologico di oltre due secoli, dal 1760 al 1983. Il fondo principale è costituito dalle carte prodotte dal Comune di Calolziocorte a partire dall’anno 1927, anno di istituzione del Comune per fusione delle preesistenti comunità di Calolzio e Corte. Nella Sezione dell’Archivio storico sono conservati inoltre numerosi fondi documentari: dei Comuni di Calolzio e Corte, di Lorentino e Rossino, di Enti soppressi.
Daniela Fusari «Valorizzazione e uso didattico dell’archivio» Di cosa parliamo quando parliamo di valorizzazione? È facile la risposta se consideriamo beni culturali come opere d’arte o edifici monumentali. Lo è un po’ meno se invece l’“oggetto” da “promuovere” è un fondo archivistico. E ancora, perché è importante che l’archivio, una volta riordinato e descritto, sia conosciuto e fruito? Il saggio vuole portare l’attenzione sul valore e sulla potenzialità insite nell’archivio storico di un ente, in quanto bene culturale. Vengono presentate dunque una serie di possibili iniziative (alcune più complesse e strutturate, altre più immediate e facilmente riproducibili) volte a far conoscere, apprezzare ed utilizzare la documentazione archivistica, anche al di fuori della ristretta cerchia di addetti ai lavori che abitualmente frequentano i luoghi di conservazione della memoria.
Paolo Oscar «I catasti storici e l’impiego dei sistemi informativi territoriali per lo studio del territorio. Una proposta per la Valle San Martino» Il catasto storico è senza dubbio una delle fonti d’archivio più importanti per lo studio e la comprensione delle trasformazioni di città e territorio e della loro consistenza storica sotto l’aspetto economico/fiscale e urbanistico/edilizio ed è riconducibile al concetto di inventario ricco di informazioni. Viene illustrata la proposta di indagare il territorio della Valle attraverso un sistematico lavoro di informatizzazione completa di mappe e registri del catasto storico di metà ottocento (13 comuni amministrativi) ed una successiva strutturazione delle banche dati in logica GIS.
Maria Loreta Pusceddu «Le biblioteche della Valle tra pubblica lettura e conservazione» Il saggio vede un’introduzione generale sulle biblioteche di pubblica lettura, funzioni, peculiarità, legislazione, strumenti operativi. Prosegue con l’analisi biblioteche Valle San Martino, soffermandosi su dati statistici relativi al numero di abitanti e alla consistenza del patrimonio librario, distinguendo tra Provincia di Bergamo e di Lecco ma ricomponendo per la prima volta la fisionomia biblioteconomia dell’intera Valle. Conclude con alcune proposte operative per la realizzazione di un polo culturale comune alla doppia “anima” bergamasca e lecchese della Valle.
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APPENDICE
Giovanna Virgilio «Modelli, copie e derivazioni in alcuni affreschi dell’alta Valle San Martino tra Quattro e Cinquecento» Si tratta di un interessante excursus che comprende: l’affresco con la Madonna di Loreto presso la chiesa di San Defendente a Favirano; la crocifissione del 1487 della chiesa di Santa Maria del Lavello; un affresco dell’oratorio di Santo Stefano a Torre de' Busi (una Santa circondata da arnesi da lavoro), la crocifissione di San Lorenzo Vecchio a Rossino; la pala di San Martino Vescovo presso l’Arcipresbiterale di Calolzio.
Eugenio Guglielmi «Riflessioni e note sul Santuario della Beata Vergine del Lavello» Il saggio ripercorre la storia del Santuario e si concentra, in particolare, sull’affresco quattrocentesco della Crocifissione attribuito a Giovanni de’ Tornelli enunciando spunti interpretativi inediti e suggestive interpretazioni iconografiche.
Valerio Sala «I beni culturali dell’alta Valle San Martino: primo censimento informatizzato e mappatura» Si tratta di 164 schede, censite nel 1999 e relative ai beni culturali dell'alta Valle San Martino. Viene illustrata la strategia di reperimento, organizzazione e resa delle informazioni raccolte.
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Ultimo aggiornamento: 09-12-11