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SILVANO BULGARI E IL MONASTERO DI SANTA MARIA DEL LAVELLO - di Fabio Bonaiti
Pratico raramente le
suggestioni dell’arte contemporanea e, altresì, conosco poco le arti
applicate quali l’oreficeria e la scultura di cui Silvano Bulgari è,
senza dubbio, un magistrale interprete; e, confesso, mi sono avvicinato
a lui, e alle sue meravigliose opere, con la reticenza tipica di chi si
accinge a percorrere, impreparato, sentieri sconosciuti. Tuttavia, sin
da subito, mi hanno colpito l’originale personalità dell’autore e, al
contempo - sfogliando il catalogo della mostra «L’altro
Bulgari» tenutasi a Milano nel 2003 -,
la peculiarità delle sue Sculturegioiello
e dei suoi Gioielliscultura
che, attraverso un connubio unico tra arte orafa e dello scolpire,
cercano di rappresentare le emozioni più profonde dell’anima indagando
il senso della naturalità dell’uomo e il suo lato oscuro.
Non nascondo la mia
predilezione per la prima categoria di manufatti, le Sculturegioiello.
In esse infatti, e si tratta ovviamente di suggestioni personali
ancorché a me più congeniali, ho colto il forte richiamo all’arte del
passato e l’evocazione di relitti di epoche lontane - quasi un singolare
esercizio di archeologia sperimentale - che, straordinariamente, si
intrecciano ai temi delle fiabe, dei miti classici, dell’antico Egitto,
del Medioevo e del Rinascimento, dell’Art
Nouveau (oltre a dimensioni oniriche,
realtà oggettive o istanze del mondo attuale). Cito, in modo
assolutamente arbitrario, solo alcuni esempi: innanzitutto la
Cotta,
fedele riproduzione di una tunica di maglia trecentesca che potremmo
vedere oggi indossata da un
re-enactor
impegnato in una rievocazione storica o esposta in un museo oplologico;
oppure l’Elmo di fattezze
greche che sembra appena deposto da un eroe mitologico e, ancora, la
Scena
di battaglia longobarda dove immediati
appaiono i riferimenti al celeberrimo piatto in argento appartenente al
tesoro di Isola Rizza (VI secolo d.C.) e al cavaliere in bronzo dorato
dello scudo di Stabio, uno dei più straordinari reperti di età
longobarda a noi giunto; o, infine, la
Veste
maschile che danza, di spiccato e
raffinato gusto rinascimentale.
Un rimando al Rinascimento, si diceva: nel suo operare artistico Silvano
Bulgari, orafo-scultore, si rifà proprio al concetto di bottega e alla
dimensione di artigiano tipica di quell’epoca. Non solo. Tutte le sue
opere, esemplari unici ed irripetibili, vengono realizzate con la
tecnica della cera persa, che si riallaccia a quella grande tradizione
storica che ha trovato in Benvenuto Cellini (Firenze 1500-1571,
scultore, incisore e orafo fiorentino, tra i principali esponenti del
gusto manierista in Italia e in Europa) il suo più grande fautore. Il
Rinascimento, epoca che celebra
il ritorno alle forme classiche dell’arte romana
antica, l’adozione di un metodo “sperimentale” nello studio della natura
e la concezione dell’individuo come misura e centro dell’universo,
costituisce il substrato più intimo della produzione de
«L’altro
Bulgari»; che è poi anche, attraverso un
doppio canale metaforico, il
trait d’union
con la suggestiva cornice che ospita la presente mostra «Silvano
Bulgari: artefice di Sculturegioiello &
Gioielliscultura»:
la chiesa con l’annesso convento rinascimentale di Santa Maria del
Lavello in Calolziocorte. Quivi, infatti, ed è questo il primo simbolico collegamento, Silvano Bulgari ha riconosciuto un luogo ideale dove poter mostrare al pubblico le proprie opere attraverso un singolare percorso che pone la ricerca interiore in stretta relazione con il contesto architettonico di origine tardo medievale e di maturazione rinascimentale quale appare il complesso del Lavello configuratosi, così come oggi lo ammiriamo dai due chiostri, nel corso del Cinquecento. E poi la chiesa conventuale di Santa Maria, autentico scrigno di tesori artistici e secolare custode dell’imponente Crocifissione affrescata nel 1487 nella cappella settentrionale, da attribuire forse al pittore piemontese Giovanni Tornelli, alla quale mi viene spontaneo associare il crocifisso rappresentato nell’enigmatica scultura Finalmente Uomo che rappresenta il travaglio interiore di Silvano Bulgari di fronte all’incommensurabile figura del Cristo.
Ma il convento mariano del Lavello, la scultura che lo orna e l’epoca
rinascimentale in cui fiorisce ci permettono infine, ed è questo il
secondo filone allegorico di congiunzione, uno stimolante aggancio alla
realtà odierna: oggi, come nel Rinascimento, viviamo in un clima di
confusione politica e di precarietà economica che ci costringe a
metterci a nudo e ad affrontare i nostri demoni. Spettri che si
tramutano in inquietanti interrogativi sull’essenza di Dio e dell’uomo,
in una individualità esasperata, nella solitudine interiore ed
esteriore, nella coesistenza del bene e del male, in esperienze,
sentimenti, pensieri. Ecco perché la visita al Santuario trova nell’itinerario espositivo la sua più naturale continuazione e, viceversa, la mostra rivela nel complesso architettonico del Lavello il suo più insigne coronamento. Un affascinante viaggio, dunque, tra passato e presente alla ricerca dell’essenza stessa del vivere e della condizione umana, reso unico ed irripetibile grazie alla seducente chiave interpretativa offertaci da Silvano Bulgari.
SOMMARIO
Silvano Bulgari e il Monastero di Santa Maria del Lavello - di Fabio Bonaiti Presentazione - di Giovanni Porzio Sculture Sculture monumentali Giochi "proibiti" - di Silvano Bulgari "Finalmente uomo" - di Alan D. Altieri Disperatamente uomo - di Armando Torno Committenze Gioielli scultura La dotta mano, viaggio nell'arte di Silvano Bulgari - di Federico Poletti Didascalie Biografia Mi racconto - di Silvano Bulgari Principali mostre personali e bibliografia
Con il patrocinio e contributo di: Consiglio Regionale della Lombardia Provincia di Lecco Città di Calolziocorte Fondazione Monastero di Santa Maria del Lavello Comunità Montana Valle San Martino Centro Studi Val San Martino Pro Loco Calolziocorte Con il contributo di: ACEL Service Casinò di Campione Unione Artigiani di Lecco Con.S.Aut
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Ultimo aggiornamento: 09-12-11